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domenica 19 febbraio 2017

Frontiere e terrore: "sparate a vista"

Dopo la strage di venerdi scorso al tempio sufi di Lal Shahbaz nel Sindh (il bilancio attuale dice che
le vittime sono già 90 con 340 feriti) le autorità pachistane hanno chiuso la frontiera con l'Afghanistan sul passo Khyber: la "Porta dell'amicizia", per dirla tutta. Una misura comprensibile anche se un terrorista può benissimo scegliere altra strade (l'attentato è stato rivendicato dallo Stato islamico).

 Ma quel che invece non si capisce è l'ordine di "sparare a vista" che le autorità di Islamabad hanno dato alle proprio forze dell'ordine di guardia al passo. Non si capisce se non come un'ulteriore escalation nelle incomprensioni (per usare un eufemismo) tra i due Paesi. Il Pakistan fa la faccia dura mentre da quella frontiera ha già espulso 600mila afgani. Se uno cercasse di tornare indietro? "Sparate a vista"-

martedì 14 febbraio 2017

La guerra infinita. Espulsi dal Pakistan e sotto le bombe degli alleati


Espulsi dal Pakistan in 6oomila in un Paese - il loro, che in molti non vedono da quarant’anni o non hanno mai visto - dove l’ennesimo raid aereo della coalizione alleata al governo di Kabul ha ucciso almeno 18 persone. Civili. In maggioranza donne e bambini.
Tra le due notizie, che hanno un tragico nesso, è difficile stabilire qual è la più grave: da una parte il Pakistan continua il suo programma di rimpatrio forzato di un milione di afgani, dall’altro, in Afghanistan, si continua a morire mentre il comandante della Nato e delle truppe Usa nel Paese, il generale statunitense John Nicholson, invoca più truppe - Nato e americane – e accusa Russia e Iran di appoggiare i talebani. Il risultato è quello di un innalzamento dei toni in questa guerra silente che nel 2016 ha mietuto più vittime da quando la missione Onu a Kabul (Unama) ha iniziato nel 2009 a tenerne il bilancio.

Ed è proprio un rapporto preliminare di Unama ad esprimere «grave preoccupazione» per i raid aerei che, tra il 9 e il 10 febbraio, avrebbero ucciso almeno 18 persone nel distretto di Sangin (Helmand); Resolute Support, la missione Nato in Afghanistan, avrebbe aperto un’inchiesta. Altre sette civili sarebbero invece stati uccisi dai talebani l’11 febbraio durante un attacco a militari afgani a Lashkargah, capitale della provincia. Sangin è una delle aree più guerreggiate e nel solo 2016 l’Helmand ha visto morire 891 civili, una delle percentuali più elevate della guerra. In un Paese dove l’anno scorso le vittime civili sono state oltre 11mila: 3512 morti (tra cui 923 bambini) e 7.920 feriti (di cui 2.589 bambini) con un aumento del 24% rispetto al periodo precedente.

lunedì 13 febbraio 2017

Great Game a Teatro. Da non perdere

Otima regia e bravi attori
Se per caso abitate a Modena e avete perso a Milano
l'appuntamento
(che si ripeterà pèerò a Napoli), non fatevi sfuggire "Afghanistan: il grande gioco" in scena alle Passioni Eventi nella città emiliana. Lo spettacolo, tratto in gran parte ma non solo dal classico di Hopkirk, vale quel che promette. Bravi attori, ottima regia, ricostruzione rigorosa e prima puntata di due, la seconda delle quali si aspetta con desiderio. Ho visto lo spettacolo a Milano e, a parte qualche piccolo segmento che non mi ha convinto, ne sono uscito entusiasta.  E' diviso in cinque episodi: il primo (e il meno convincente) riguarda la prima guerra anglo afgana. Il secondo (eccellente) il negoziato per la frontiera (bravissimi i due attori), il terzo le vicende intime di re Amanullah e la moglie Soraya al momento dell'esilio (con un'ottimo equilibrio tra fantasia e storia), il quarto la Cia, i pachistani e i mujahedin e l'ultimo, la fine di Najibullah (ottimi entrambi). Davvero un bel lavoro con un'unica minore sbavatura: i costumi. Marocchini e non afgani. E quando in Pakistan i due protagonisti bevono il te...è il classico te alla menta di Tangeri con tanto di bicchiere e teiera marocchine anziché, obviously, te al latte in tazza. Sciocchezze. Compensate dal cappello dell'emiro Abdur Rahman, un "karakuli" molto particolare svasato in alto e  normalmente introvabile. Spettacolo da non perdere per gli amanti del genere e non solo. Il te si può fare a casa.



"Afghanistan: il grande gioco" in scena alle Passioni (Modena)
Dal 07/02/2017 al 18/02/2017
di Stephen Jeffreys, Ron Hutchinson, Joy Wilkinson, Lee Blessing, David Greig
regia FERDINANDO BRUNI e ELIO DE CAPITANI
traduzione Lucio De Capitani
con Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri
scene e costumi Carlo Sala
video Francesco Frongia
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
TEATRO DELL’ELFO ED EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
in collaborazione con NAPOLI TEATRO FESTIVAL“

domenica 12 febbraio 2017

Ma quali negoziati! Più uomini e più bombe

John Nicholson: muscolare
Il 15 febbraio si tiene a Mosca, su iniziativa russa, un incontro tra sei nazioni: India, Russia, Iran,  Pakistan, Cina e Afghanistan. E' il terzo incontro sull'Afghanistan ma con una differenza sostanziale: al primo Kabul non era stata invitata. Sebbene i rapporti tra Trump e Putin sembrino ottimi, la notizia ha sollevato le ire americane, in particolare del generale  John Nicholson, che comanda le truppe Usa in Afghanistan (10mila) e quelle della missione Nato Resolute Support (4mila).

Nicholson ha  detto a un comitato del Congresso che Iran e Russia sostengono i talebani e che Mosca sta lavorando a "legittimarli". Il che sarebbe una buona notizia che però al generale - responsabile dell'aumento dei raid aerei e delle vittime connesse da che ha preso il comando di Resolute Support (febbraio 2016) - non piace. Ha anzi detto, riporta sempre la stampa afgana, che occorrono più truppe. Nicholson ha detto nella notte di giovedi scorso,  che la guerra in Afghanistan è a un punto morto e che, per rompere il cerchio, migliaia di nuovi soldati americani e della Nato dovrebbero essere dispiegati in Afghanistan. Il vice portavoce del presidente Ashraf Ghani, Shahhussain Murtazawi ha aggiunto che venerdi  Ghani e  Trump si sono parlati al telefono pèer la seconda volta e hanno discusso  i modi per combattere i terroristi. Dopo che Trump si era dichiarato contrario a impiegare uomini e mezzi nel Paese, ora la musica potrebbe cambiare. La scarsa lungimiranza politica di Trump potrebbe prestare orecchie a Nicholson i cui risultati nella guerra al terrore si possono leggere nell'ultimo rapporto Onu sulle vittime civili.

sabato 11 febbraio 2017

Dondero tra Milano e Parigi

Mario negli studi di Radio3. Foto di Mario Boccia
Grazie agli archivi di Mario Dondero custoditi e selezionati al Centro di Altidona, una nuova mostra rene omaggio al grande fotografo e amico scomparso nel dicembre del 2015. A Parigi, con un'esposizione aperta al pubblico fino a lunedì 27 febbraio all'Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con Castaldi Partners.

A ospitare gli scatti di Dondero i saloni dell’Hôtel de Galliffet: situati tra Rue de Varenne 50 e rue de Grenelle 73, nel VII arrondissement, sono la sede dell'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. “Dondero – Milano/Parigi” raccoglie una selezione di un centinaio di foto di Mario  in bianco e nero, scattate nel 2010 nelle due città in cui l’autore ha abitato e lavorato: Milano e Parigi.

giovedì 9 febbraio 2017

Una rosa e una spina a Kabul per il presidente

Ci sono anche una rosa e una spina afgani nella nuova amministrazione americana di Donald Trump. La rosa è Ashraf Ghani che Trump ha avuto come professore quando il presidente era esule negli States. L’Afghanistan non figura nella lista dei sette Paesi maledetti e la rituale telefonata tra Trump e Ghani è stata amichevole. Anche perché, benché in campagna elettorale Trump fosse per il disimpegno, adesso le cose sono cambiate. L’Afghanistan e soprattutto il controllo delle sue basi aeree restano un baluardo formidabile in caso di guerra con l’Iran e, comunque, un fortino verso le mire russe, che Putin sia amico o no. Le spine sono invece quelle della guerra infinita e portano il nome “taleban”. L'emirato, che ne dà notizia sul suo sito,  ha scritto a Trump una lettera invitandolo a fare le valigie. Dopo 15 anni, scrive la guerriglia in turbante, la lezione è chiara e, conclude il messaggio non senza ironia: «Forse alcuni contenuti di questa lettera si riveleranno amari per il vostro gusto. Ma dal momento che sono realtà e fatti tangibili, devono essere accettati e trattati come una amara medicina che viene assunta dai pazienti per evitare che la loro condizione peggiori».

La guerra continua, non risparmia nessuno e non si ferma nemmeno durante l’inverno: ieri sei membri dello staff dell’Icrc (il Comitato della Croce rossa, per antonomasia l’organo più neutrale che esista) sono stati uccisi da un uomo armato nella provincia di Jawzian mentre andavano a consegnare aiuti umanitari. Due i dispersi. I talebani hanno smentito un loro coinvolgimento. L'Icrc ha sospeso le attività nel Paese dopo il grave attentato che potrebbe ascriversi a un'impresa dello Stato islamico. Stato islamico che ha rivendicato intanto oggi l'attentato dell’altro ieri quando un kamikaze si è fatto esplodere nel parcheggio della Corte suprema e ha ucciso 21 persone tra cui 17 funzionari del tribunale. I feriti sono una quarantina. Quattro sono cittadini di passaggio. Tutte vittime civili.

lunedì 6 febbraio 2017

La guerra è finita. Andate in pace

L'ultimo rapporto di Unama sembra la copia del precedente. Ogni anno che passa vede aumentare le vittime civili. Ma la guerra non era finita?

Nel 2016 ci sono stati 11.418 casi di incidenti che includono, tra i civili, 3512 morti (tra cui 923 bambini) e 7.920 feriti (di cui 2.589 bambini) con un aumento del 24% rispetto al 2015. E' il bilancio più grave da che nel 2009 Unama ha iniziato a monitorare quanto costa la guerra ai civili afgani. Oltre al conflitto di terra si segnala una potente ripresa di quello dall'aria, imputabile alla Nato o agli Stati Uniti: 250 morti e 340 feriti (come si vede gli aerei uccidono di più) con un aumento del doppio rispetto agli anni precedenti. E manca ovviamente il bilancio dei droni, operazioni coperte su cui gli americani non rilasciano cifre.